La spiritualità di Ameglia e del suo territorio "Ameglia è terra di Lunigiana sul confine con l'antica terra degli etruschi. Dall'alto del suo poggio domina l'ultimo lembo di piana ed i meandri della Magra nella parte terminale del fiume. E' ridossata da un arco lussureggiante di verdi colline. A sud, monte Murlo di piante aromatiche, corbezzoli e pini, la cima piu alta del Caprione la protegge dai venti marini. A nord-ovest, la Rocchetta di lecci e castagni, raccoglie le acque che sgorgano dal ventre della sorgente della Fada. A nord, l'altura della Costa, d'ulivi e leggende, ferma l'irruenza della tramontana nell'inverno amegliese. Infine, ad est, si apre verso le Apuane per un terzo di giro d' orizzonte e fa si che il sorgere del sole ingiallisca le vecchie pietre del borgo .
Quando Luni declinava rapidamente, circondata dalle leggende attinte da avvenimenti spettacolari ricchi di poesia e immaginazione, come sono proprio le leggende che si allontanano dalla verità storica, Ameglia continuava la sua fioritura davanti all'agro lunense, alla maestosità delle Apuane di minuscoli paesi alla fine della corsa eterna del fiume verso il mare di Luni di caldi colori. Così appariva , dal XV agli inizi del XX secolo, la foce ed il paese. Nei primi anni del Novecento la pieve di San Vincenzo ed il castello medievale, sede municipale e scolatica nel vecchio borgo, rappresentavano la continuità spirituale e culturale ed il riferimento amministativo. La campagna della foce era un'immagine di poche case coloniche, qualche capanna di canne di padule e di paglia lungo i sentieri che finivano al fiume ed alla spiaggia. La vita dei contadini prigionieri della terra si consumava in quell'universo appartato e dimenticato. Iniziava al risveglio delle prime luci dell'alba, che illuminava i pioppi e i salici, si appesantiva fra le zolle della terra e quietava nel riposo all'inbrunire, quando il sole calava oltre le colline. Sulle aie, i pagliai antichi santuari della campagna che davano un caldo letto alle bestie e ricovero nella notte ad animali domestici e selvatici, invecchiavano. Lì c'era la ricchezza delle famiglie dell'intero Caprione e della parte terminale della Lunigiana. Al tramonto la gente sostava attorno a quei fragili monumenti di precarietà. Rispolverava i rosari, recitava le preghiere del martirio di Gesù Cristo in modo insolito e personale e con occhi stanchi e ciglia cadenti implorava la benevolenza del figlio di Dio.
Quelle preghiere si ascoltavano fra le vigne, fra i canneti, sulle acque del Magra, sulle colline e, come un'eco mistica, rimbalzavano sul monte di Luni dove i torrenti ed i rivoli si facevano impetuosi nell' inverno e spazzavano, lungo il cammino verso la vallata, ogni casa che fosse saldamente legata a tutto ciò che dissuonasse con il canto della preghiera, il lavoro dei campi, la semina ed il raccolto, la pesca e la pastorizia. Queste erano le opere che, con saggezza e convinzione, conoscevano gli abitanti dei borghi di Ameglia e Montemarcello, quelli della foce, del fiume e delle colline che credevano in Dio, onoravano i Suoi profeti e praticavano la fede nell'Eternità." da: DE PATRONIS VIARUM di Emilio Longhi - Edizioni Canal Grande |