Antiche Sensazioni di Mare Una volta, quando veniva l'estate, le burchielle di Paolìn, di Tambulìn e degli altri uomini del fiume lasciavano le cannelle delle sponde navigando a remi verso le spiagge del Piano di Ameglia dove le donne si insabbiavano immergendosi nella rena. Pativano tanto caldo da bruciarsi la pelle per alleviare i loro dolori alle ossa. Le spiagge, allora, lungo il Levante della Magra si allungavano in un frastaglio di sabbia, di mare, di canneti, di tamerici e di salici ricreando un mondo selvaggio che profumava soltanto di mare dappertutto: sulla battigia, nella rena, fra le canne fino all'inizio della vastissima proprietà dei Fabbricotti dove, nell'estate casta e torrida, le foglie degli alberi, i prati di trifoglio, i contadini, i pescatori e tutti indistintamente in quell'universo aspettavano con pazienza che sorgesse il ponente fresco del mezzogiorno. Nulla, allora, pareva mutare in quel mondo che provava sempre uguali sensazioni ed aveva sempre gli stessi pensieri. Qualcuno fantasticava con lo sguardo disteso sulle brevi onde, altri, rivolti all'intensità del verde illibato delle colline, che scendeva fino a lembire il salmastro della foce e degli scogli tagliati dal frutto di mare e dall'onda irrequieta, si perdevano in quelle immagini continue che parevano non avere mai fine. Le stille d'acqua, il passaggio di un gabbiano, la fuga veloce e giocosa nel fiume di una lontra, il sole immobile sulla pelle erano qualcosa di nuovo e d'antico in quella languidezza palpabile che avvolgeva ogni cosa, ogni essere. Tutti, però, volevano intensamente qualcosa perchè qualcosa succedesse, chiudevano gli occhi per coglire in loro stessi una sensazione che fuggiva inesorabilmente nell'aria immobile, quasi piatta, silenziosa da sentire il pulsare del sangue. Le donne languivano nel calore dela sabbia sopportandolo con fatica come fossero Giobbe in virtù, pazienza e felicità per poi sdraiarsi sfinite, senza fiato, lungo la battigia rinfrescandosi, fra gli strilli dei più giovani che si ricorrevano giocando fra le schiume e i castelli di sabbia, le membra ed il cuore. Nel sole si sudava e si gioiva. Tutti si chinavano in un movimento insistente, quasi perpetuo, verso la trasparenza del mare spruzzandosi a mano cava con una giumella d'acqua e di salsedine le spalle, il viso ed i capelli e tiravano un sospiro di sollievo, di piacere e di libertà bisbigliando fra di loro poche parole nell'ultimo, abbronzante teatro di pochi attori e di tante gradevoli sensazioni da non dimenticare e di fronte il mare taceva impassibile con la sua eterna smorfia di infedeltà sull'onda.
da: FRAMMENTI AMEGLIESI di Emilio Longhi Edizioni Lions Club Lerici - Golfo dei Poeti |