INTELLETTUALI E SCRITTORI A BOCCA DI MAGRA


Negli anni '60 si costituì ad opera di scrittori, poeti e intellettuali che venivano in vacanza abitualmente a Bocca di Magra e Fiumaretta, la “Società degli Amici di Bocca di Magra”. Tale società, con logo, statuto e carta intestata, si proponeva la tutela del paesaggio e dei territori di Ameglia e frazioni dalla speculazione edilizia. Lo scopo dei fondatori era quello di andare sulla falsariga di Italia Nostra (di cui tuttora esiste una sezione apuo-lunense), fondata nel 1955 ad opera, tra gli altri, dello scrittore Bassani, passato anch'egli a Bocca di Magra (ma solo di sfuggita).

Il consiglio direttivo della società era formato da Giulio Einaudi, Luigi Biso, Nicola Chiaromonte, Franco Fortini, Giorgio Piccardi, Vittorio Sereni, Hans Deichmann, Vittorio Korach, ma risultavano circa ottanta membri firmatari, tra cui Italo Calvino, Mary Mc Carthy, Valentino Bompiani, Guido Piovene, Mario Soldati, Harry Craig ed Elio Vittorini. Loro luogo di riunione era Villa degli Ulivi, di proprietà di Luigi Biso, definito da Sereni una sorta di genius loci, e Ida Fabbricotti, (ultima discendente di una famiglia di industriali del marmo che possedeva numerose proprietà nell'ambito del nostro territorio, in seguito acquistati dal Monte dei Paschi di Siena quando i Fabbricotti fallirono). Ida custodisce gelosamente un libro di firme in cui si trovano appunto i nomi di quell'intellighenzia che sceglieva Bocca di Magra perchè ancora selvaggia e meno mondana della Versilia o delle Riviere liguri.

Come recita lo Statuto di fondazione, occorreva “favorire un più ordinato sviluppo economico e sociale di questa parte del nostro paese” e “informare l'opinione pubblica dei pericoli che gli interessi speculativi di forti gruppi finanziari possono far correre ad uno dei più bei luoghi dell'alto Tirreno”. Si richiedeva, tra le altre cose, maggiori attrezzature per farla finita con la confusione e il sudiciume al fine di inibire uno sbocco verso il turismo di massa. Uno degli elementi di questa rivendicazione fu la proposta di un piano regolatore da parte dell'architetto Giancarlo De Carlo (padre dello scrittore Andrea De Carlo) su commissione dell'Amministrazione comunale retta dal sindaco Aroldo Marchi . Il “nemico” da combattere era la società immobiliare “Condotte Romane”, che stava comprando molti terreni e voleva lottizzarli: un progetto grandioso, che contemplava un quartiere residenziale turistico, ville miliardarie, ascensori per scendere al mare; in pratica uno scempio del promontorio, soprattutto sul versante di Montemarcello.

L'alternativa proposta da De Carlo prevedeva una soluzione “ad agglomerati” riprendendo i motivi dei borghi delle Cinque Terre: in pratica dei nuclei abitativi, come dei paesi nel paese, a scapito, c'è da dire, del funzionamento dei servizi viari e fognari. Il piano venne esposto in un'aula della scuola elementare di Montemarcello ai consiglieri comunali e alla popolazione nel 1962, con l'intento di dissuadere la gente del posto dal fidarsi di una società, la Condotte Romane, che avrebbe fatto solo gli interessi di una minoranza con un'occupazione a tappeto e la “privatizzazione” dell'ambiente naturale, della costa e degli approdi per le barche. Alcuni articoli dell'epoca riportano che fu una predica “inutile”, in quanto la popolazione si fece irretire dalle offerte della società Condotte Romane, forse sperando in uno sviluppo economico-turistico mentre Marchi, sulla spinta della minoranza, rilasciò un'autorizzazione a tale società. In realtà, però, non fu poi attuata alcuna iniziativa, poiché Luigi Biso, negli anni 90, ricorda che la battaglia fu vinta e alla zona venne posto il vincolo paesaggistico dalla sovrintendenza di Genova, tolto soltanto in seguito a Fiumaretta.


Al di là della cronaca e delle beghe amministrative, come si è creato quest'assemblamento di intellettuali? Come è diventata Bocca di Magra (e non solo) un posto di vacanza per molti esponenti dell'intellighenzia dell'epoca (anni 50 e 60, soprattutto)? C'è da dire che, ancora prima della Villa degli Ulivi, molti di essi si riunivano e soggiornavano al Sans Façon, locanda-albergo di proprietà della famiglia Germi.

Perchè questo nome curioso? Si narra che un giorno il bisnonno di Carlo Germi, che fu il primo a installarsi in una baracca sul fiume verso il 1848 come “scaffaro”, ossia traghettatore della Dogana, incontrò due marinai francesi di passaggio, che chiesero dove si trovasse una locanda per rifocillarsi. Non essendovene alcuna nei paraggi, egli cucinò loro in quattro e quattr'otto del buon pesce, senza formalità o meglio, senza problemi, senza maniera. Da lì in poi nacque l'albergo, ora purtroppo dismesso.

Il primo a venire fu Montale, verso la fine degli anni '20, con il commediografo carrarese Cesare Vico Lodovici. Contrariamente a ciò che si è ritenuto, infatti, egli non arrivò qui per la prima volta nel 1933 con Vittorini e Giansiro Ferrrata (e altri che, come loro, gravitavano attorno all'ambiente fiorentino e alla rivista “Solaria”), bensì fu proprio lui a trascinarli qui. In seguito (già nel '39 o nel '40) Montale non si fece più vedere poiché preferì Forte dei Marmi come luogo di vacanza con la “Mosca”, la moglie, via da quella Liguria che non gli aveva dato i riconoscimenti che si aspettava. Tuttavia dedicò a Bocca di Magra un racconto “La casa sul Magra" e la poesia “Il ritorno”, in cui è nominato il barcaiolo Duilio, che traghettava la gente dall'una all'altra riva del fiume, quando ancora non c'era il ponte a collegarle. Per la cronaca esso è stato costruito nel 1961.

Vittorini, invece, era assiduo frequentatore in quanto venivano spesso i parenti di sua moglie, i Varisco, e dal 1945 al 1954 attirò molti intellettuali e amici, per poi non tornare più (ad eccezione dell'anno prima in cui morì, nel 1965, per un'ultima visita mentre era già malato) a causa dell'insofferenza che gli derivava dal progressivo affollamento turistico della zona. Egli non ha lasciato testimonianze scritte (perlomeno “letterarie”) su Bocca di Magra, però ce ne offre una descrizione una scrittrice che spesso si recò lì, cioè Marguerite Duras che, nel romanzo “I cavallini di Traquinia”, racconta di un certo Ludi che altri non è che Vittorini in vacanza. Il libro parla pure della terrazza della locanda il Pilota, di Eolo e le figlie, sede di serate danzanti situata sull'altra riva (sinistra), a Fiumaretta.

Le musiche arrivavano sulla riva destra all'orecchio di un altro grande della letteratura italiana, che fu anche l'ultimo ad andarsene, che è Vittorio Sereni (“Ma intanto si disuniva la bella sera sul mare e sui discorsi sui tavoli sui recinti di canne dove ballavano scalzi el pueblo del alma mia...”) . Celebre e la poesia “Un posto di vacanza”, che descrive la Bocca di Magra del 1951, quasi in ideale continuità con “Il ritorno” di Montale. Il componimento, rielaborato in un quindicennio, evoca uno spazio “vissuto” e non pietrificato in un immagine statica, puramente descrittiva, con un po' di rimpianto per come era Bocca di Magra prima, senza tutte quelle barche e la gente giunta in massa . Lo stesso passaggio dall'una all'altra riva prima non era percepito come qualcosa di ordinario, ma “sembrava comportare una decisione importante , significativa; e anche più, un rituale, un sortilegio, quasi si trattasse del trapasso da un mondo a un mondo diverso”. In “Un posto di vacanza” si ritrovano ancora tracce della linea gotica, dei bunker tedeschi e della zona militare a Punta Bianca. A proposito di Sereni, si ricorda una dedica speciale fatta a Carlo Germi: “In memoria di Carlo Germi detto Sans façon.... uomo di vista lunga e di schietto sentire chiamò questi luoghi e li propose senza snaturarli facendoli ospitali, desiderabili, prediletti a quanti vennero dopo.” Tra gli interlocutori di Sereni nella poesia c'è Fortini (con cui ci furono anche scambi epistolari), che stava in affitto fin dal '46 a Fiumaretta (in una casa che sembrava un dado grigio a quattro passi dal Pilota, si dice) e andava spesso a pescare in solitudine per via del suo carattere scontroso e chiuso, a quanto ricorda la gente. In seguito si avvicinò a Bocca di Magra in virtù della presenza di Giulio Einaudi, per cui effettuava alcune traduzioni. Negli anni 60 decise di prendere una casa presso la località di Bavognano, vicino a Montemarcello (da cui si vede bene anche Bocca di Magra), la casa di tutte le estati, luogo che fa da sfondo a poesie ed è ritratto in disegni e pitture che raffigurano di volta in volta le Alpi Apuane, la foce del Magra e Montemarcello. L'attaccamento a questi luoghi è talmente forte che le sue ceneri vennero poste per sua volontà proprio nel cimitero di Montemarcello.

Anche Soldati fu un affezionato frequentatore del “posto di vacanza” e scrisse un racconto, “La palla da tennis”, ambientato in questo angolo di paradiso, con particolare riguardo al paesaggio che si gode da Villa degli Olivi. Suo luogo di elezione successivo fu Tellaro (frazione di Ameglia fino al 1940), dove si trasferì definitivamente nel 1973, dopo avervi trascorso alcune estati. Egli ebbe l'opportunità di girare anche le zone limitrofe in virtù della realizzazione, a cavallo tra gli anni '50 e '60 di una trasmissione televisiva di cui fu il protagonista, “Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei vini genuini”, le cui impressioni sono riportate nel libro “Vino al vino”. Quanto detto si riferisce per lo più al gruppo di Einaudi, vero faro intellettuale ed editoriale del tempo. Il gruppo degli “stranieri”, formato tra gli altri da Harry Craig (soggettista di film irlandese), Giovanni Enriquez, Dwight MacDonald, il poeta polacco Milosz, era invece un poco distaccato, ma non mancavano certo le occasioni di riunione, come i pic-nic organizzati da Mary McCarthy a Punta Bianca, soprattutto per i figli degli “amici”.

Ella giunse per la prima volta su suggerimento di Nicola Chiaromonte, allora il maggior critico teatrale italiano, deciso a trasmetterle l'amore per Bocca di Magra e la letteratura italiana e veniva sempre in compagnia del terzo marito, un diplomatico americano di nome James Raymond West, soprannominato, appunto, l'ambasciatore. Sotto il suo appartamento abitava, sempre nel periodo estivo, Mario Levi, fratello di Natalia Ginzburg (giunta qui qualche volta), con la moglie che si occupava di tradurre in francese i romanzi della McCarthy. Quest'ultima smise di venire dal '66 a causa dell'inquinamento e del progressivo sovraffollamento del luogo. Ma non dimenticò la moglie di Germi, Albertina, poiché le spedirà negli anni 90 una copia del suo “The Group” con tanto di dedica affettuosa.

In generale tutte queste presenze hanno fatto sì che in breve si formasse una leggenda sul posto, come di un centro di vacanza per intellettuali (spesso di sinistra: una specie di Arcadia, secondo i più maligni, mascherata di impegno); in realtà niente di più lontano dall'atteggiamento, dallo stato d'animo e dal modo di vivere dei suddetti, che cercavano non la villeggiatura mondana, ma piuttosto la quiete e l'isolamento nell'eccentricità relativa sia geografica che topografica del posto. A titolo di esempio ancora una cosa su Vittorini, riferita da Giovanni Giudici: “Chi l'ha conosciuto sa benissimo quanto fosse insofferente del pettegolezzo e della banalità culturalistica, quanto gli piacessero le cose vere e semplici e il parlare di cose vere e semplici”. Tanto è vero che già dalla fine degli anni 60 il gruppo cominciò piano piano a disgregarsi anche e soprattutto a causa del fatto che il loro luogo estivo prediletto, che contemplava la spiaggia di Fiumaretta, la terrazza del Pilota, la pergola del Sans façon (sotto cui rimanevano a chiacchierare per ore, lo chiamavano il “concilio”), i viottoli di Montemarcello e gli scogli di Punta Bianca (luogo di gite e bagni frequenti; a Einaudi ricordavano le sculture di Henry Moore), iniziò a riempirsi di turisti e ad esser vittima del cemento.

E i contatti con la popolazione locale? Gli abitanti di Bocca di Magra forse avranno guardato con sospetto quei signori ben vestiti e ancor meglio nutriti: qualcuno insinua che non si mischiavano troppo volentieri, che restavano chiusi nel loro mondo di discorsi importanti. Ciò non toglie che nel 1975 e nel 1976 sia stata realizzata l'iniziativa dei quaderni “Tra fiume e mare” da parte di un gruppo di amici e frequentatori non solo estivi con il patrocinio del comune di Ameglia e il grande contributo di Vittorio Sereni.

Dopo il libro di Ennio Silvestri, “Ameglia nella storia della Lunigiana”, e il volume “La Lunigiana nel ricordo dei poeti” a cura di Mariano Picedi Benettini, tesi alla riscoperta e valorizzazione dei nostri posti, questi quaderni intendono raccogliere il più possibile di quanto è stato scritto di letterario in e su queste località. La serie passò sotto il nome di “Portus Lunae”, secondo l'ipotesi più attendibile che vuole che alla foce del Magra ci fosse il porto dell'antica Luni, insabbiatosi nel medioevo e abbandonato dagli abitanti poiché era divenuto una zona malsana e paludosa, oltre che preda dei saccheggi dei Normanni e Saraceni. L'uscita del primo numero, che coincideva con l'intitolazione del parco pubblico di Bocca di Magra a Vittorini, fu salutato da un articolo del “Corriere della sera” a firma di Giovanni Giudici. Gli scritti in esso riportati sono pagine di letteratura antica (Persio, Marziale, Petrarca e Boccaccio), ma non solo. Si legge tra gli altri Montale, Fortini, Sereni e Roberto Pazzi.Quest'ultimo non è citato tra gli Amici di Bocca di Magra in quanto troppo giovane per averne fatto parte. Nato ad Ameglia nel 1946 vi trascorse l'infanzia e l'adolescenza; i nonni materni esercitavano la pesca sul Magra. Le sue poesie sono impregnate delle emozioni suscitategli dalla visione del panorama dal “Belvedere”, verso Montemarcello. Il secondo numero della serie “Portus Lunae” venne impostato, oltre che sui brani letterari, sui quadri, a cura di Massimo Carrà, figlio del celebre pittore. Vi sono opere dello stesso Carrà, Maccari, Tosi, Birolli, Barbieri e altri che ritraggono prevalentemente il fiume. Quanto ai brani, possiamo annoverare una lettera di Vittorini, un brano con un disegno di Gadda, Lucentini, Tobino; e poi poesie di Silvera, Bruno, Bianciardi... Ad occuparsi di quadri è stato anche Mario Guelfi, storico proprietario del ristorante “da Ciccio- La Capannina”, dove talvolta gli intellettuali andavano a mangiare.

Dopo la fine dell'attività del Sans façon, infatti, il locale, inaugurato dal padre Domenico nel 1951, ne aveva ereditato il ruolo e la posizione: risale al '99 l'ultima cena di Soldati proprio qui. Anche col suo aiuto nel 1993 venne istituito il pittorico “premio Bocca di Magra” (in cui fu il presidente di commissione), nel corso del quale vennero premiate tre opere. L'anno successivo i quadri in concorso furono pubblicati insieme alla ristampa del libro “Un posto di vacanza e altre poesie” su Sereni (a cui poi fu dedicato un tratto di lungofiume sul Magra). Guelfi ha pure una piccola casa editrice, “La Capannina”, che pubblica volumetti a cura di Zeno Birolli, figlio del pittore Renato (che aveva casa a Fiumaretta), su scrittori e artisti che sono passati di qui. Tra le altre pubblicazioni in merito si possono ricordare delle corrispondenze uscite nel 1995 tra Fortini, Sereni e Giudici, il volume “Su e giù per la Val di Magra-In vacanza con gli scrittori” in occasione della creazione del Parco culturale della Val di Magra e della Terra di Luni e un taccuino di Bocca di Magra, uscito nel '96, curato da Zeno Birolli e dedicato a Montale dal titolo “La casa sul Magra e altri paesaggi montaliani”; Giudici ne scrisse l'introduzione, ricordando l'amicizia del poeta con Lodovici che lo condusse sulle sponde del Magra durante una gita. Tra l'altro da Giudici veniamo a scoprire che il primo a far pubblicità al Sans Façon fu Vittorini che scrive alla moglie in una lettera del '36: “Ho saputo che Sans Façon dà delle stanze in affitto con uso cucina. L'anno venturo si potrebbe provare a venire tutti, non ti pare?”. Bisogna quindi essere orgogliosi del fatto che il nostro territorio sia stato “magnificato” da alcuni tra i più grandi esponenti della letteratura contemporanea e sperare che in un futuro esso possa ricevere quella giusta attenzione che ha avuto in passato. Gli ultimi a comprar casa, in questo caso a Montemarcello, sono stati Indro Montanelli e Natalia Aspesi, grandi firme del giornalismo. Come postilla si può trascrivere un'ironica filastrocca dello scrittore e poeta Luciano Bianciardi, dedicata a Sereni che ha come tema l'associazione Amici di Bocca di Magra:

“Orsù amici! In folta schiera difendiamo la scogliera.

Osteggiamo con furore il venal speculatore

Che lottizza, taglia e sparte. Via la pista del gocarte!

Combattiamo con dispetto il tetragono architetto

Difendiamo da ogni male l'habitatte naturale

Così bello ricco e vario del periodo quaternario

Aspra ed erta fia la strada ma agguerrita è la masnada

Della sana intellighenzia

(Storia e Musa ed Arte e Scienza!)

Chè sovvengon da Torino sia l'Einaudi che il Calvino

Vien Milano a ranghi pieni col Fortini e col Sereni

Col De Carlo e col Bianciardi arrivato un poco tardi.

Da Trieste si fa sotto il Gambino 48

Vittorini in spirto v'è pur se estata a Santropè

Siano i dubbi inascoltati dello scettico Soldati

Siamo noi i soldati veri menti elette e cuor sinceri.

Orsù amici, chè a noi tocca di difendere la Bocca.”


PRO LOCO FOCE MAGRA


Per quanto riguarda il discorso della tutela del paesaggio, tra gli anni '50 e '60 si costituì ad Ameglia l'associazione Pro Loco Foce Magra, di cui vennero a far parte tra l'altro lo stesso Mario Guelfi, l'ormai a noi noto Carlo Germi e due dottori in vista nel paese, dottor Bono e dottor Zacutti. Scopi principali della Pro Loco erano: riunire tutti coloro che avevano interesse allo sviluppo della località, organizzarla turisticamente grazie all'istituzione di un ufficio informazioni turistiche, mediante miglioramenti estetici e la creazione di motivi di richiamo, tutelarne le bellezze naturali e migliorare anche l'attrezzatura alberghiera e i servizi. Quella dei servizi fognari era la nota dolente, e non pochi frequentatori scrissero all'amministrazione lamentando la scarsità di pulizia e di illuminazione nelle strade e il cattivo funzionamento della fognatura. I verbali di consiglio ancora conservati attestano il tentativo di realizzare un turismo sempre più qualificato, e anche di costruire un porto sul Magra. Detto per inciso, l'esigenza di migliorare i pubblici esercizi per adeguarli ad un più elevato flusso turistico è attestata da un concorso indetto allo scopo nel 1965, che prevedeva dei finanziamenti di Lire 200.000 per esercizio, almeno per iniziare i lavori.

Un'iniziativa della Pro Loco fu anche il concorso fotografico “Nuovi orizzonti Liguria”

del 1959, la cui giuria era composta, tra gli altri, anche dal sindaco di allora Emilio Parmigiani, dall'editore Carpena e dallo stesso dottor Bono; ben centonovanta le opere pervenute. Il presidente della Pro Loco era presente anche nel comitato allargato su chiamata dell'Esecutivo del Comitato per le celebrazioni dei mille anni del paese di Ameglia, svoltesi il 19 maggio 1963.

Quanto al porto, sono rimasti solo una lettera del '66 mandata dal sindaco di Sarzana, in cui invita la Pro Loco a costituire un consorzio per il porto sul Magra insieme ai comuni di Castelnuovo, Ortonovo e Sarzana e un dispaccio della Federazione Italiana Motonautica che spinge per la nomina di un console FIM e inquadra un'inchiesta sui porti, le attrezzature esistenti e quelle in progetto. In seguito, anche per scarsità di fondi (e lo testimonia una diramazione dell'ente provinciale del turismo di La Spezia del 20 febbraio del '63, che attesta che tale Pro loco avrà meno finanziamenti dal Ministero del Turismo), l'associazione interrompe l'attività, per riprenderla nel 1965 (lo comunica Zacutti chiedendo un contributo al Prefetto); ma avrà breve durata: nel 1969 uno dei membri, Francesco Ferro, attesta che essa vive praticamente solo sulla carta e che non si riunisce più.

 

MARTA MORELLI

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