STORIA DI AMEGLIA


LUNIGIANA E LUNI


Preistoria e impero romano


Da sempre terra di passaggio e di confluenza di scambi culturali e commerciali tra varie popolazioni, la Lunigiana è una regione storica tra la Toscana e la Liguria che deve il suo nome alla città di Luni, colonia romana dal II sec. a.c. famosa per il porto marittimo alla foce del fiume Magra, che nasce dal monte Borgognone e sbocca nel mar Ligure. Ad abitarla, fin dal paleolitico, erano presenti popolazioni lunigianesi di cui rimangono, come testimonianze artistico-cultuali, le statue stele realizzate a partire dal 3000 a.c. circa.

Qui nel neolitico si stanziarono i Liguri Apuani, fiera popolazione di origine celtica giunta dal Rodano: i Romani, nella loro fase di espansione, combatterono non poco nel tentativo di impadronirsi dei loro territori (nel 186 a.c. furono trucidati il console Quinto Marcio con le sue truppe), avendo poi ragione sulla loro strenua ma vana resistenza alle legioni; nel 177 a.c. infatti gli Apuani furono sconfitti e deportati in massa (si parla di circa 40000 persone) nel Sannio, tra Campania e Basilicata.

Conquistata la Lunigiana, i Romani la eressero a Municipium, ossia territorio abitato da una comunità autonoma, con leggi proprie.

Nel V sec. d.c., con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e sotto il dominio bizantino, di Giustiniano, il territorio divenne Provincia Maritima Italorum, per il controllo delle coste dell'alto Tirreno, fino a quando se ne impossessarono i Longobardi di Rotari.

 

Medioevo: i Malaspina e i Vescovi di Luni

Nel IX sec. il porto si insabbiò a vantaggio dello scalo di S. Maurizio e Luni cadde preda dei saccheggi di Vandali, Normanni e Saraceni, oltre a trasformarsi in zona paludosa. Gli abitanti si allontanarono per fondare dei borghi collinari in posizioni più sicure e salubri che corrispondono agli attuali Ortonovo, Castelnuovo e Casano.

Con la sconfitta dei Longobardi da parte di Carlo Magno, la famiglia degli Obertenghi, da cui discendono i Malaspina, signori del luogo fino alla Rivoluzione francese, ricevette questi luoghi in feudo. Il primo conte di Luni che si conosce è Oberto (940-45): re Berengario II gli concesse il titolo di marchese della marca della Liguria orientale.

Intanto, nel marasma dei saccheggi, Luni era divenuta sede vescovile già dal V sec.; i vescovi, una volta organizzata la Val di Magra con una rete di possedimenti feudali, vennero investiti di grandi poteri da Carlo Magno stesso per contrastare quelli dell'aristocrazia feudataria: privilegi ribaditi nel 963 da Ottone I di Baviera.

I vescovi all'inizio del XIII sec. lottarono a lungo coi Malaspina per il dominio della regione e per concretizzare i poteri nuovamente riconosciuti da Federico I.

Nel 1221 il nobile casato si divise in due rami: al primo, che adottò lo stemma dello spino fiorito, andarono i territori a sinistra del Magra, al secondo, che mantenne il tradizionale spino secco, quelli a destra. Dallo scontro con i vescovi di Luni i Malaspina uscirono vincitori: nel 1306 venne stipulata la pace a Castelnuovo Magra, di cui fu patrocinatore Dante Alighieri.

Le successive frammentazioni dei feudi portarono la Lunigiana nelle mani dei fiorentini e poi della Repubblica di Genova, essendo fallito il tentativo di creare una signoria che unificasse il territorio da parte di Giovanni dalle Bande Nere nella prima metà del XVI sec.. A testimoniare il fatto che la regione era in continuo “stato d'assedio” restano più di 160 castelli fortificati, muniti di torri d'avvistamento.

 

La via Francigena


Nel corso del medioevo in mezzo alla Lunigiana passava la via Francigena, così chiamata per via dei Franchi (prima era detta via del monte Bardone dai Longobardi, ma anche perchè Bardone era il passaggio che per i romani collegava Berceto alla Toscana attraverso Pontremoli). Essa costituiva un altro motivo di ostilità tra vescovi e nobili a causa della riscossione dei pedaggi per il transito, che avveniva inizialmente per il commercio, e poi per il pellegrinaggio.

Da dove viene l'importanza della via Francigena a fini del pellegrinaggio? L'impulso venne, a quanto pare, da quando nel 990 l'arcivescovo di Canterbury Sigeric si era recato a Roma per ricevere dal papa il pallium,simbolo di autorità sulle province ecclesiastiche: il suo diario fornisce l'itinerario percorso.

Il pellegrinaggio rispondeva al desiderio dell'uomo medievale di avvicinarsi a Dio espiando i peccati con la fatica del viaggio e venendo a contatto coi luoghi sacri lungo il cammino.

Una delle mete preferite era Santiago de Compostela e per arrivarci esistevano qui tre itinerari: uno più alto e interno, presso Caprigliola, uno di costa, lungo La Spezia, Biassa e Cinque Terre, e infine la via delle pievi litoranee di Luni e Ameglia che proseguiva per Arcola e Pignone.


L'epoca contemporanea


Già inserita da Napoleone nella Repubblica Cisalpina, la Lunigiana fece poi parte della Repubblica Italiana nel 1802. Dopo il congresso di Vienna la regione fu ripartita fra Regno di Sardegna e Ducati di Modena e Parma. Infatti con il trattato di Firenze del 1844 si avevano ben tre Lunigiane: una parmense, con Pontremoli e Bagnone, una modenese, con Fivizzano, Aulla Massa e Carrara e una sarda con Sarzana, La Spezia e Val di Vara. I confini attuali rientrano nella maggior parte della regione Toscana e il resto nella Liguria e nell'Emilia.

Nel corso della seconda guerra mondiale la Lunigiana fu la retrovia della linea gotica che divideva le truppe tedesche da quelle alleate.

 

 

UBICAZIONE STORICA E GEOGRAFICA

 

AMEGLIA

 

Circondata dalla cornice del promontorio del Caprione, un sistema collinare che separa le acque sud-orientali del golfo della Spezia dalla pianura alluvionale del Magra, fu abitata dai Liguri Apuani che hanno lasciato una necropoli risalente al IV sec. a.c. formata da tombe a cassetta. Dopo la conquista romana divenne parte del Portus Lunae. In realtà i porti erano due: il Portus Ameliae sulla riva destra del fiume Magra e il Portus Mauricii (che prosperò dopo l'interramento del porto di Luni) su quella sinistra, dove ora è situata la frazione Fiumaretta.

Dal Codice Pelavicino risulta luogo fortificato nel 963 d.c. all'epoca di Ottone I, che con un diploma dello stesso anno lo classifica come Castrum de Amelia, elencandolo tra i possedimenti riconosciuti al vescovo di Luni; non a caso, dopo la decadenza di Luni, tra il 1020 ca. e il 1292 fu sede vescovile.

Anche il porto era in mano ai vescovi, che ne ricavavano grandi guadagni. Esso era collegato a Genova mediante le “rotte cabotiere”, che i naviganti seguivano tenendo i loro leudi (imbarcazioni dall'ampia stiva con portata da 10 a 20 tonnellate) vicini alla costa; ad Ameglia sbarcavano merci come sale, frumento, formaggio e carne salata

Dell'antica fortificazione del castrum restano parte della cinta muraria trapezoidale e la torre circolare di difesa dell'XI sec., incorporati successivamente nel castello eretto nel XIII sec., ora sede di alcuni uffici comunali. Il castello costituiva proprio la dimora periodica dei vescovi-conti, che vi risiedevano saltuariamente amministrando la giustizia, imponendo tasse e organizzando feste. Le abitazioni del borgo e le botteghe in cui si esercitavano i mestieri si svilupparono intorno al castrum su anelli concentrici a più livelli. In caso di pericolo tutti gli abitanti, compresi anche i servi della gleba che vivevano nelle campagne circostanti, si rifugiavano dentro le mura.

Nel 1276, per espandersi verso Bocca di Magra e Sarzana, i genovesi “acquistarono” Ameglia da Nicolò Fieschi, che aveva costituito in Lunigiana un feudo signorile; a nulla valse l'opposizione del vescovo Enrico da Fucecchio.

Nel 1327 il feudo venne occupato da Castruccio Castracani, signore di Lucca che costituì la Podesteria di Ameglia che includeva Montemarcello e Barbazzano: abbiamo notizia della prima adunanza tenutasi a Zanego nel 1328; in seguito subentrarono i Visconti, e poi gli Sforza e infine il territorio venne ceduto alla Repubblica di Genova.

In particolare, nell'ambito dei tentativi “signorili” delle famiglie genovesi, si formò un piccolo principato sotto il governo dei Fregoso; nel 1421 Tommaso Fregoso venne spodestato da Filippo Maria Visconti, ma ricevette dalla repubblica di Genova la signoria di Ameglia a titolo di risarcimento: lo staterello ebbe vita fino al 1468, data della vendita del feudo a Firenze. Seguì una rioccupazione da parte dei Fregoso nel 1479, ma essi, non riuscendo a resistere alla pressioni di Firenze, cedettero il dominio al Banco di S. Giorgio. Dal 1562 ci fu la diretta e definitiva amministrazione genovese fino all'unità d'Italia.


 

MONTEMARCELLO


Situato sulla cima del promontorio del Caprione, prende il nome dal console Marcello che nel 155 a.c. riportò una vittoria sui Liguri apuani; la struttura del paese, con le vie tagliate ad angolo retto, ricorda un castrum.

Nel 1286 il vescovo di Luni Enrico da Fucecchio vi fece costruire delle fortificazioni, tra cui anche una torre circolare ancora visibile nel paese. Il borgo vero e proprio nacque nel 1474, quando venne costituita la parrocchia, costituzione cui corrisponde la costruzione della chiesa di S.Pietro; le mura risalgono invece al 1485. Nel corso del XX secolo è divenuta meta di scrittori e giornalisti e dal 1985 è il cuore del Parco Regionale Montemarcello-Magra.

Da Montemarcello si può raggiungere a piedi Punta Corvo, spiaggia dai colori forti e dalla bellezza selvaggia, formatasi in un'insenatura. Se invece si preferisce il trasporto su barca, ci si può arrivare lasciando la foce del Magra e sfiorando lo scoglio detto “Rocca grossa”; lungo la traversata poi si vede la spiaggia di Punta Bianca, così detta per i suoi scogli bianchi dovuti ad uno spesso strato di calcare: essa era divenuta famosa a causa di una leggenda legata a S.Venerio che qui liberò una fanciulla tenuta prigioniera da un mostro marino. Infine si arriva a Punta Corvo, all'estremità meridionale del promontorio.


BOCCA DI MAGRA


Frazione di Ameglia posizionata sulla riva destra del Magra, era l'unico punto dove esisteva un guado e i romani vi costruirono un ponte di cui rimane una spalla dove si possono ammirare i resti di una villa marittima, situata all'estremità del borgo attuale e utilizzata dal I sec. a.c. al IV d.c.; essa presenta un insieme di ambienti disposti su terrazze digradanti verso il mare, adeguati alla natura rocciosa del pendio. Il nucleo meglio conservato consiste in un impianto termale. E' riconoscibile il locale del Calidarium con il sistema di riscaldamento alimentato da un condotto (Praefurnium) per la circolazione dell'aria calda posizionato sotto il pavimento della vasca da bagno.

Fino a non molti anni fa si scorgeva poco fuori la foce del fiume un rudere noto come il “Pilastro”, che gli studiosi chiamavano “angelus” o “angulus”, costituito da due massi sovrapposti (adesso inglobati in uno stabilimento balneare), forse resti di un molo o di un fanale di segnalazione in uso proprio all'epoca dei Romani.

Lungo la strada tra Bocca di Magra e Montemarcello si trova il monastero dei Carmelitani scalzi, fondato nel 1176 come monastero del Corvo da parte del vescovo Pipino durante gli scontri con Sarzana per consolidare i propri possedimenti. Della struttura originaria tuttora rimangono i muri perimetrali della chiesa e il vano absidale trasformato in cappella. All'interno è conservato un crocifisso ligneo romanico di notevoli dimensioni, detto anche Cristo Nero, ed è tra i più importanti nel suo genere.

In tale monastero, secondo quanto riporta l'epistola di frate Ilaro, conservata presso la Biblioteca Laurenziana di Firenze, a Uguccione della Faggiola, signore di Pisa, avrebbe soggiornato Dante Alighieri da esule, per cercare la pace e affidare al frate alcune cantiche della Divina Commedia; nel 2006 si è festeggiato il settecentesimo anniversario della firma del trattato di pace tra i Malaspina rappresentati da Corrado “l'antico” e il vescovo-conte di Luni Antonio Nuvolone da Camilla, trattato noto come pace di Castelnuovo (dove venne siglata l'intesa). I frati hanno restaurato il monastero, che ora è anche adibito ad uso foresteria per i turisti.

Nel 1854 Bocca di Magra risorse come villaggio di pescatori in seguito ai lavori per la posa di un cavo telegrafico collegato con la Corsica; non a caso tipica attività del luogo è la pesca con il rezzaglio

Il paese è divenuto alla metà del secolo scorso posto di vacanza di scrittori ed intellettuali che si riunirono in un'associazione per tutelare dalla speculazione edilizia il territorio di Bocca di Magra e dintorni.


FIUMARETTA


Posta di fronte a Bocca di Magra, sulla riva sinistra del fiume, costituiva il tratto antistante il Portus Lunae come Porto S. Maurizio, per poi insabbiarsi progressivamente, anche se visse un periodo di fioritura a causa dell'impaludamento del porto di Luni stesso.

Il borgo rifiorì nello stesso periodo di Bocca di Magra, nel 1855, grazie alla bonifica, ad opera della famiglia Fabbricotti (famosi industriali del marmo) della zona paludosa che comprendeva anche Marinella.

Tuttora è una ridente località balneare e pure da qui, con la barca, si può raggiungere la già citata spiaggia di Punta Corvo.

HOME